lunedì 6 giugno 2016

A Lisbona per la prima volta

lunedì, giugno 06, 2016 8
Sto per partire per Lisbona per la prima volta! Invece di fare le valigie leggo le parole del poeta portoghese Eugenio de Andrade:

"Qualcuno dice lentamente: 
La conosci, Lisbona…? 
La conosco. E’ una giovane scalza e leggera, 
un vento improvviso e chiaro nei capelli, 
una piccola ruga intorno ai suoi occhi, 
la solitudine si apre nelle sue dita e sulle sue labbra, 
scende le scale, tante scale, 
tante scale fino al fiume. 
Io la conosco. E tu, la conosci?" 
Eugenio de Andrade

Lisbona ancora non la conosco, Eugenio. Ho letto Pessoa - che di Lisbona è figlio e tante volte mi ha aperto gli occhi sul cambiamento e sul viaggio - ma a Lisbona non sono mai stata. Ma verrò a conoscerla prestissimo. Anzi, sai che ti dico? Parto domani.
L'anima marinara di Lisbona, la città di Pessoa - by Alexander de Leon


martedì 27 ottobre 2015

martedì 13 ottobre 2015

martedì 6 ottobre 2015

In Giordania, tra stupore e meraviglia: la mia Petra

martedì, ottobre 06, 2015 7
Sono da poco tornata dal mio viaggio in Giordania: ho trovato un paese affascinante, ospitale e accogliente, pieno di straordinarie sorprese. Per raccontarvela ho scelto di partire dal pathos più intenso e dai colori più indelebili: quelli di Petra.

Petra e il suo incommensurabile Tesoro - foto di Elisa Chisana Hoshi
Petra e il suo incommensurabile Tesoro - foto di Elisa Chisana Hoshi

Che cos’è Petra?


Mitica città rosa, custode del Tesoro, musa dimenticata per secoli sotto la sabbia del deserto, porta maestosa e scenografica che conduce a un’altra dimensione che ha affascinato intere generazioni: che cos’è Petra, esattamente?

Il mistero di Petra - foto di Elisa Chisana Hoshi
Il mistero di Petra - foto di Elisa Chisana Hoshi

Petra è uno di quei posti in bilico tra realtà e leggenda, che hanno il potere di travalicare lo spazio e il tempo: è un unicum, non è come nessuna. E nessuna è come lei.

venerdì 2 ottobre 2015

Un weekend di benessere e relax a Villa le Maschere

venerdì, ottobre 02, 2015 4
Ci sono momenti in cui quello che ti serve è staccare la spina per rifugiarti in un posto speciale, come è stato per me a Villa le Maschere, hotel di charme e splendida villa Rinascimentale seicentesca in Toscana. Il luogo ideale per rigenerarti, fare il pieno di bellezza e ricaricarti di nuove energie.

La villa

La villa è meravigliosa sia all'interno che all'esterno, e su di me ha avuto un effetto terapeutico: un tuffo e una nuotata nella magnifica piscina incastonata tra le colline di Barberino di Mugello e puff! Tutto lo stress accumulato da settimane se n'è andato all'istante, come per magia.

Nuotando nella master pool di Villa le Maschere - foto di Elisa Chisana Hoshi
La villa è molto elegante e particolare: lo si capisce da subito, quando già dall'ingresso stupisce con la sua facciata decorata sui toni del giallo e dell'ocra, istoriata con fregi e 22 maschere scolpite dalle mani dei mastri fiorentini.



Villa le Maschere - foto di Elisa Chisana Hoshi

giovedì 10 settembre 2015

Un grande viaggio: alla scoperta della Giordania!

giovedì, settembre 10, 2015 4
Finalmente posso condividere con voi una grande emozione: quella della partenza! Domani si apre infatti una favolosa avventura e un grande viaggio che mi porterà alla scoperta della Giordania in un Press Tour organizzato dall'Ente del Turismo della Giordania.
Alla scoperta della Giordania - cooljordanus.blogspot.com
Il programma è ricchissimo e ci porterà attraverso deserti, canyon e siti storici del paese: da Petra e Amman attraverso il deserto del Wadi Rum, fino alle leggendarie acque Mar Morto, avrò modo di esplorare gran parte del paese e di condividere con voi le mie impressioni di prima mano, raccontandovi quello che vivrò sulla mia pelle.

Comincio da subito: questo è un viaggio cui tengo particolarmente e per cui ho dovuto tener duro. Per via del peggioramento improvviso e inaspettato di una mia condizione medica sono stata molto male nei giorni scorsi. In preda alla sinusite, un'infezione alle vie respiratorie ("Ti piace prendere l'aereo, vero Elisa?") e con la febbre altissima sono finita in ospedale, dove un medico speciale ha saputo trarmi d'impiccio, curandomi al meglio e permettendomi di rimettermi in piedi in tempo per la partenza. Il mio George Clooney preferito! Questo è stato davvero l'anno dei sogni che si realizzano: e allora eccomi qui, pronta per questo grande viaggio!

Per ora è tutto. Non sono mai stata in Giordania ma le mie aspettative sono molto alte: parliamo del paese di Rania, donna meravigliosa e Regina di Giordania (da sempre uno dei miei grandi modelli femminili) nonché esempio di convivenza pacifica e civile. Una meta che mi affascina con scenari da sogno e atmosfere oniriche: è uno di quei posti impossibili da immaginare, e che bisogna assolutamente visitare di persona.

Farò del mio meglio per raccontarvelo, promesso! Se volete seguirci troverete gli aggiornamenti del viaggio in tempo reale sui canali social di Treasures e anche su quelli dell'Ente Giordano, con gli hashtag ufficiali del tour: #GoJordan e #ShareYourJordan.

lunedì 22 giugno 2015

Monopoli, la mia prima volta in Puglia

lunedì, giugno 22, 2015 21
C'è stato un tempo in cui la Puglia mi appariva lontanissima. Il momento giusto per andarci non arrivava mai e con le sue facciate bianche, il suo mare trasparente e la sua immagine un po' misteriosa di trulli disseminati sulle colline io l'ho attesa a lungo nei miei inverni torinesi. L'ho ascoltata nei racconti degli amici che avevano i parenti giù e che a fine estate tornavano carichi di buon umore favoleggiando di epiche mangiate a base di lampascioni e burrata, friselle e lupini.

Ogni cento metri il mondo cambia - Roberto Bolaño - tweet it!
Adesso posso dirlo: sono stata molto fortunata ad aspettare: la mia prima volta in Puglia è stata a ‪Monopoli‬, che mi ha tenuta a battesimo con un'accoglienza generosa e un calore che non dimenticherò. Perché Monopoli, lasciatemelo dire, è davvero un posto speciale.


Monopoli, Porto Vecchio di prima mattina

domenica 12 aprile 2015

Benvenuti a Rarotonga, l'isola senza semafori dove i sogni diventano realtà

domenica, aprile 12, 2015 32
Kia Orana e Benvenuti a Rarotonga! Il mio viaggio alle Isole Cook è comiciato da quasi tre settimane e ho tante cose da raccontarvi. Esplorare l'isola è fantastico, almeno quanto lo è assaporare un po' della vita da local in Polinesia Neozelandese

Abbiamo volato da Sydney il 14 Febbraio con Air New Zealand, l'aereo era mezzo vuoto e, a parte qualche turbolenza in alta quota, abbiamo viaggiato benissimo, in sei ore esatte. La prima traversata sul Pacifico non si scorda mai e io ero emozionatissima: sapevo di essere diretta in un posto da sogno, ma non che cosa avrei trovato al mio arrivo. 
Vita da  local in Polinesia: Turoa Beach a Rarotonga - foto di Elisa Chisana Hoshi
Ad attenderci al minuscolo aeroporto di Rarotonga, c'era lui!

Jake Numanga suona l'ukulele all'aeroporto di Rarotonga - foto di Elisa Chisana Hoshi
Jake Numanga suona l'ukulele all'aeroporto di Rarotonga - foto di Elisa Chisana Hoshi

domenica 25 gennaio 2015

A Buenos Aires senza tango, tra bettole e librerie

domenica, gennaio 25, 2015 2
Venti giorni a Buenos Aires e sono riuscito a non incrociare mai qualcosa che avesse a che fare con il tango. Mai, dico, felice per avercela fatta. Prima di partire mi avevano spiegato che a Buenos Aires c’erano tre modi per divertirsi, ammesso che a me interessasse divertirmi: tango, tango e, infine, tango. Oggi, su questo volo che dall'aeroporto Ministro Pistarini mi riporta a Roma e poi a Nizza - i viaggi belli devono iniziare da posti belli, mi avevano proposto cose come Milano, ma gli ho detto se erano matti - mi è chiaro che, se sai muoverti con cautela, certe scocciature onnipresenti riesci ad evitarle. Buenos Aires è una metropoli fondata sulla cultura, milioni e milioni di persone, credo dodici ma da quassù non posso verificare, che ad ogni ora formano lunghissime code all'ingresso di centinaia di librerie, teatri, cinema e café. Qui le persone sono davvero tante, sono ovunque, e tutto questo è organizzato nei quartieri di una città dove una sola via è diagonale, la Diagonal Norte, il resto è tutto un caos perfettamente ortogonale. Allora c’è chi vive a Ricoleta, chi sta a Retiro (beh, fatevelo raccontare, Retiro), chi traffica oltre le porte del Barrio Chino più piccolo del mondo, chi la domenica va a San Telmo e il venerdì sera in un locale a Palermo per bere qualche Jarra di Fernet e Cola, la cosa più dannosa sul medio-lungo periodo, se superi la mattina dopo.

Per le vie di Buenos Aires - foto di Enrico Ratto
Per le vie di Buenos Aires - foto di Enrico Ratto
Buenos Aires è una metropoli talmente ricca di cose diverse che il modo migliore per visualizzarla è partire da questo aereo. Qui sopra, tre quarti sono sicuramente argentini, c’è qualche italiano, c’è qualche triste europeo che ha pagato un biglietto aereo per il circo e ora sta tornando alla sua quotidianità, ci sono almeno sei file di ebrei ortodossi e musicisti con borse piene di aggeggi che trovi e provi in strada a San Telmo, ci sono alcune ventenni molto belle che finché non scopriranno cosa ne pensiamo di loro in Europa vivranno in modo semplice e disinteressato. Tutti loro, per forza di cose, fino a due ore fa, erano a Buenos Aires, è così che funzionano le magie.

É così che funzionano le magie - foto di Enrico Ratto
É così che funzionano le magie - foto di Enrico Ratto
C’è chi si aspetta una Parigi a testa in giù, sudamericana, grandi spazi, alte cupole e tutto un po’ più instabile. Beh, questi larghi marciapiedi di Corrientes, pieno centro, a Parigi li puoi trovare in una banlieu ridotta male a quindici chilometri da rue de Rivoli. È questa l'estetica di Buenos Aires, che crea dipendenza in cinque giorni, perché qui dell’agio di Parigi non c'è traccia, qui c'è un sistema di vita, il che è più forte, addio facciata, solo contenuto. I marciapiedi non sono un indicatore casuale. Nel tempo si rompono, nessuno interviene perché non c’è più nessuno preposto ad intervenire su certe cose, una domenica mattina il proprietario di un negozio o di un chiosco decide di aggiustare il proprio metro quadrato, circonda la zona con del nastro, ma si accorge di non avere le piastrelle adatte, quindi crea un patchwork di colori e forme in cui non puoi far altro che inciampare, saltare, e pensare che un giorno questo genere di convivenza potrà realizzarsi anche da te e che non sarà poi un grande problema. Vi consiglio di iniziare ad inciampare per lunghi pomeriggi sulla Rivadavia, la via più lunga del mondo, diciotto chilometri che nascono a Plaza de Mayo, proseguono in Piazza Miserere, escono dalla città, e passano attraverso negozi, banchi, mercati, chioshi di libri usati, passaggi a livello, ferrovie più o meno frequentate, palazzi antichi che si specchiano e si accartocciano sulle facciate di edifici tirati a lucido. Tutto questo, tra gli autobus Mercedes che sfrecciano a ottanta all’ora e attraversare col rosso è proprio l’unica regola da non infrangere, in questa città.

Alquilo - foto di Enrico Ratto
Alquilo - foto di Enrico Ratto
La Rivadavia, nella sua prima parte ancora in città, costeggia Plaza Miserere. Genova, Napoli, cose che ti possono interessare come il Rione Monti a Roma e San Salvario a Torino sono delle miniature folkloristiche che se le giri scende la neve. A Miserere centinaia, migliaia di peruviani, paraguagi, porteni ogni giorno aprono i loro banchi ed espongono qualsiasi cosa, la vendono, la scambiano, molta la rivendono. Piazza Miserere è l’area più bella di Buenos Aires. Gildo è il ristorante, perché se scrivo “bettola” potreste immaginare una cosa tirata a lucido, in cui i quattordici gradi e mezzo del vaso de tinto vengono ammazzati da enormi ventilatori che spazzano via tutto, si mangia pasta, stufato, pizza e cose che non si sa, però, davvero, non andate a lavarvi le mani in quel bagno.

Da Gildo - foto di Enrico Ratto
Da Gildo - foto di Enrico Ratto
Buenos Aires è una città piena di bettole, a chi piacciono. Sono locali di una raffinatezza inespressa per cui potrebbero triplicare i prezzi se solo potessero, ma non lo fanno perché, appunto, questa raffinatezza non la puoi toccare, la respiri. In San Telmo c’è un locale simile a Gildo, il suo nome è Pedro e qui si mangiano fideos tirati fuori da un barile, qui i figli e nipoti della proprietaria devono passare a riprendere le ordinazioni della abuela perché lei lo fa solo per tradizione, passare la comanda in cucina non è suo dovere. Tutto ciò ispira discorsi sul relativismo delle cucine. È da Pedro che, dopo trent'anni di presunta cultura mista ad un accertato snobismo, pensi: cazzate, quelli che ti fanno vedere tutte quelle foto del viaggio e non mangiano pasta all’estero non hanno capito nulla. La cucina cambia nel giro di un quartiere, figurarsi come può presentarsi uno spaghetto a tredicimila chilometri dall’Italia, e non vedo dove sia il problema se è buono. La pasta, semplicemente, non la chiami pasta, poi potete pure mangiarla e smetterla con le tradizioni, che sono il primo nemico del gusto.

Da Pedro - foto di Enrico Ratto
Da Pedro - foto di Enrico Ratto 
Buenos Aires è una città libera in cui prevale il buon senso e sopra quelle cose che nella vecchia Europa chiamano persone, non c’è nulla. Forse solo i miti appesi alle pareti della Casa Rosada o esposti nelle librerie, queste sono le loro bussole e il loro collante. È importante saperlo perché tutto ciò ha ancora il potere di stupirti. Ora, vorrei chiedervi: da quanto tempo una città non vi stupisce? Non parlo di bellezza, di ricordi, di serate lungo il fiume e code ai musei. Questo non è stupore, è il minimo sindacale per uscire dalla casa #sulmonte e mettere in moto un aereo. Lo stupore è un’altra cosa. Buenos Aires sembra reggersi su sé stessa e per avere una risposta bisogna ricorrere alla sociologia spicciola: una società si fonda su due elementi, denaro e cultura. Qui hanno finito i soldi da un pezzo, e per questo aprono bettole e librerie. Santa Fe ha la più alta concentrazione di librerie al mondo, e qui c’è El Ateneo, che secondo il Guardian è la seconda libreria più bella al mondo (anche se qui l’opinione di un inglese non ha molto credito). El Ateneo è stato il mio ufficio durante le mattine a Buenos Aires, il suo wifi che funziona a tratti permette di concentrarti, il bar è allestito sul palco, oltre il sipario. Qui serve la fotografia.

L'ufficio a El Ateneo - foto di Enrico Ratto
L'ufficio a El Ateneo - foto di Enrico Ratto
Potrei parlarvi ancora del Café Tortoni, dove farete qualche foto alle foto di Gardel, Borges e Cortazar, o della Biela, il café dove alla parete c’è un grande ritratto di Aldo Sessa a Jean Manuel Fangio. Immaginate Fangio, anziano, elegantissimo che si concentra nel fare quello che lo diverte di più: giocare con le sue automobiline da corsa. Ma potrei anche parlarvi di Constitución, la stazione ferroviaria al limite della linea della metropolitana che da Retiro porta ad uno degli edifici più belli di Buenos Aires, da qui partono treni che trasportano uomini, donne e tutto ciò che ne tiene alta la pessima reputazione. Davvero vuoi andare laggiù? mi hanno chiesto amici che stanno alla Boca, perché alla fine c’è sempre qualcuno che crede di essere più al sicuro degli altri. Se dovete andare al mercato di San Telmo la domenica, partite da Constitución, non da Plaza de Mayo, è il percorso inverso che fa la differenza.

http://en.wikipedia.org/wiki/Juan_Manuel_Fangio
Fangio con le sue automobiline da corsa - foto di Enrico Ratto
Bene, ora c'è un tizio molto grosso qui alla mia sinistra che, oltre a non staccare gli occhi dal mio monitor, in queste prime sei ore di volo ha manifestato un’unica necessità: cerveza, cerveza, cerveza e ancora una cerveza, por favor. La moglie guarda un film e ride, non dev’essere quello della sua vita. "Da dove viene?" gli domando. "San Carlos De Bariloche, the best town in the world”. E così vi ho fatti arrivare fin qui per convincervi che fosse Buenos Aires la più bella città del mondo, e forse stavate iniziando a crederci. E invece no, todo cambia alla quinta cerveza. La prossima andiamo a farcela a San Carlos de Bariloche, ovunque essa sia, e gracias Señor, ma ora si stacchi un attimo da quella lattina e canti insieme ad uno dei miti di questa nazione, Y asi como todo cambia, que yo cambie no es extraño.

Al prossimo giro, tango - foto di Enrico Ratto
Al prossimo giro, tango - foto di Enrico Ratto
Già, e al prossimo giro, tango.

~ Foto e testi di Enrico Ratto ~

@elisachisanahoshi

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