Tutti gli Oscar 2011!

I vincitori

Oscar

Ogni anno, al tempo degli Oscar, scommetto e vinco. Che non vincerà il mio preferito. L’anno scorso Avatar, surclassato dalla favola guerrafondaia della Bigelow. Quest’anno, beh, avrei voluto vedere il verbo di Inception ripetuto come un mantra, un Oscar dopo l’altro, perché lo meritava. Un film geniale. Anche se, in realtà, il Discorso del Re non l’ho ancora visto! Magari è bellissimo...

The kings speech

The kings speech

Avrei anche voluto che vincesse, nella categoria dei film di animazione, il mio film preferito di quest'anno: How to train your dragon... Oh, se almeno qualcuno mi regalasse un cucciolo di Drago!

How do you train your dragonCucciolo di drago

Il mio compleanno è vicino, e siete ancora in tempo… Intanto, ecco a voi l’elenco ufficiale dei vincitori e vinti degli Oscar 2011! Et Volià.
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Sassi, ai piedi della cascata

Marc Chagall, Evening at the window

E anche stavolta
non sono riuscita a nasconderti
sotto un monte di cuscini e sospiri,
o a drogarti col sonnifero che ho preso
prima di dormire.

Così, anche stanotte,
arrivato da un’ora lontana
mi hai visitata, e in sogno illusa
facendomi ballare come l’acqua di una cascata
e stretta in un abbraccio
sensuale, fluttuante lontano e in alto
in quel dove onirico
che non appartiene a nessuno
e certo non a me;

poi come un volto
inghiottito dalla folla, svanisci
e io, oh io, di cascata finisco solitaria
la corsa, tra i sassi lividi,
fuggita invano,
fuggita nel breve scarto
tra la tenaglia del cuscino
e la coperta che più non basta,
al risveglio,
a coprire la nuda materia del corpo.

ECH
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Le vetrine di Ginza Tokyo: eleganza, colore e saldi di lusso!


Questa settimana siamo andati a spasso per Ginza, ovvero il cuore pulsante della Tokyo modaiola ed elegante, e abbiamo fotografato per voi alcune tra le vetrine più belle! Abbiamo anche fatto qualche piccolo acquisto...

I grandi marchi sfilano nella Gran Via della capitale, che durante il weekend viene chiusa al traffico, e diventa territorio esclusivo dei pedoni, liberi di ammirare le scintillanti e colorate vetrine.



Date un’occhiata ai nuovi colori di stagione: eleganti toni pastello e paillettes, caleidoscopici dettagli che ci regalano un allegro revival degli anni ’60, rivisitato in chiave ironica!



A proposito, che cosa ne dite di questi stivali? Un po’ eccessivi forse?


Vediamo alcuni dei grandi marchi: Bulgari




Dior


Loius Vuitton




Armani




Swarovski


La mia preferita? Monclair! Date un'occhiata al brand più portato dell'inverno Giapponese...


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Il segreto del pozzo parlante

Le puits qui parle

In questo bellissimo bianco e nero del 19esimo secolo, opera dell'incisore tedesco Philipp Hermann Eichens da un dipinto originale del francese Anatole Vély, è ritratta una fanciulla scalza, dall'aria innocente e vagamente ammiccante, spiata dall'amato mentre è appoggiata sul secchio che ha appena attinto l'acqua dal pozzo parlante, in un dialogo segreto... Da qualche parte nel cuore della Francia, si cela un pozzo leggendario, profondo quant'altri mai, in grado di rivelare i segreti del nostro cuore, i nostri più intimi pensieri, quelli che custodiamo gelosamente e che non osiamo rivelare neppure a noi stessi...Ma esisterà davvero, il pozzo parlante? Eccolo ritratto in un taumatropio d'epoca, una di quelle illusioni ottiche  tanto in voga nel secolo del pre-cinema, ritratto in basso a destra:

Taumatropio

Allora forse esiste davvero...ma dove si trova? 

Il pozzo parlante

Grazie a questa cartolina, ho rintracciato la località, e il mitico pozzo.

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Sorriso numero uno



Prima di conoscerti dicevo un sacco di sciocchezze, ma non le pensavo.
Ora che ti conosco, penso un sacco di sciocchezze, ma non le dico.
L’amore rende saggi, e liberi.

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La cucitura immaginaria

Heliodore, Leonor Fini


Non dovrei pensare a te mentre stiro,
perché ogni volta mi brucio con il ferro

Nemmeno dovrei pensarti
mentre cucino, e non so se sian stati il forno caldo,
oppure la pentola, a lasciarmi quei segni
vermigli sulle mani

Forse sono stigmate
che mi sono spuntate a forza
di pensarti, e per la fede che ho
(male riposta) in te.

Meglio sarebbe
non pensarti mente cucio
e infilo l’ago nella stoffa,
e con quell’ago mi pungo.

Oh, fossi tu, a cucire me,
a infilare l’ago tuo nella mia stoffa…
Oh di carne uniti
da un filo sottile,
e senza una goccia di sangue
versato, né lacrime

Ma la cucitura è tortuosa e invisibile,
perché immaginaria.

E allora smetterò, non già di pensarti,
ma di stirare, cucinare e cucire.
Oppure troverò altre fonti di calore
o lame taglienti
con cui pensarti per l’ultima volta.

ECH
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Paura nell’ora del Mistero!

la tv rossa, oggi

Nella mia cameretta di bambina, c’era una tv in bianco e nero. Piccola e rossa. Bellissima. Bastava sfiorare un tastino a sensore e si accendeva subito, di colpo: “Zot!”.
Un fulmine, una breccia nella plastica rossa. L’avrò accesa e spenta così un miliardo di volte, e non si è mai fusa. La mia bellissima tv rossa anni 70’. Chissà dov’è finita. Qualcuno l’avrà buttata, poveretta. Peccato. Oggi sarebbe un pezzo di modernariato. Ma forse è meglio così.
Ora è felice nel paradiso delle tv, libera dall’imbarazzante schiavitù del Digitale Terrestre.

Fu proprio in quella tv che lo vidi, una sera.
Era appena cominciato, quello strano telefilm, e scorreva il titolo in sovra impressione: Il marchio del Diavolo. Ricordo perfettamente la scena. La lugubre bottega di un tatuatore cinese, strane cose appese, oggetti voodoo ovunque, talismani e cineserie assortite.
Nella stanza, insieme al cinese, c’è un altro tizio, di spalle. Si volta, lo riconosco: è Sberla dell’A-Team! Subito simpatizzo con lui contro il tatuatore. Ah, ma sono amici, a quanto pare. Parlano. Sberla da all’amico un orologio d’oro in cambio di un mazzo di dollari, che andrà a giocarsi più tardi. E’ indebitato fino al collo per questo suo vizio, e sta cercando di riscattare dei soldi che deve a degli scagnozzi. Ho detto dollari ma in realtà si tratta di sterline dato che siamo a Londra, tra i sordidi canali di Soho e le bische di Chinatown. Beh, abbiamo visto tutti dove il ricetto-tatuatore tiene i soldi… E così Sberla finge di andarsene ma in realtà va ad arraffare il resto della grana nel nascondiglio. L’altro però se ne accorge, e si gli avventa contro…Delirio! Visivo e sonoro. Fisso lo schermo sempre più spaventata. Musica che impazza, tamburi e flash assordanti, poi una colluttazione al rallentatore…


Sangue. Oddio! Sberla l’ha ammazzato! Scappa! Problema: prima di cadere, il cinese è riuscito a pugnalarlo con una specie di ferro appuntito. L’inquietante punteruolo gli ha lasciato una ferita proprio in mezzo al petto. Un piccolo segno nero: un tatuaggio. Che nei giorni successivi comincia ad allargarsi. Prima solo un po’, poi sempre di più… Fino a coprirgli tutto il corpo! Orrore. Nascondo gli occhi come una scimmietta. Il tatuaggio rappresenta lui, nell’atto di uccidere l’amico! E il marchio infame gli copre oramai anche il volto…


In preda a un panico contagioso, braccato dalla Polizia, dagli strozzini e anche dalla fidanzata che cerca in tutti i modi di spogliarlo (lo lasciasse un po’ tranquillo!) il povero Sberla è disperato, e cerca in extremis di cancellare il tatuaggio, che oramai è enorme, ma niente da fare. E’ proprio indelebile. Si piazza perfino un ferro da stiro incandescente addosso, grida! E grido anch’io!
Zot!”.
Spengo la tv. Ho avuto tanta paura. Per la prima volta nella mia vita. Che razza di telefilm terrorizzante! Controllo: no, non ho tatuaggi addosso. Notte di incubi.

notte di incubi

Poi passa un annetto buono.
Ora siedo sul divano con la mamma. La tv grande in cucina è accesa, comincia l’ora del Mistero, un telefilm. Quello di stasera, di cui abbiamo perso il titolo, parla di una famiglia bloccata in casa. Intrappolata. Porte e finestre sono bloccate da strane lastre di plastica e metallo.


Caldo soffocante. La bambina ha paura, tutti sudano, e cercano di scappare, ma è inutile. Quelle strane lastre sono inespugnabili. Che cosa li tiene lì? Che cosa è successo? Forse una catastrofe nucleare? (che fobia il nucleare, in quegli anni di dopo-Chernobyl e guerra fredda…). Il panico aumenta. C’è anche un misterioso simbolo, impresso dappertutto: sotto ogni oggetto, tra le pagine dei libri, sulle etichette dei vestiti, perfino trasmesso in tv…Che cos’è? Che significa?


La bambina corre a nascondersi, mentre una specie di Blob verde e incandescente e dall’odore dolciastro scende dal camino: il caldo aumenta, il sudore pure, si sdraiano tutti e tre esanimi sul letto…


Poi, tutto cambia.
Arriva una bambina del futuro che toglie un lecca-lecca che aveva dimenticato sul tetto della sua casa di bambole, tutta accesa dalla sera prima: le tre bambole giacciono sul letto. Erano BAMBOLE! Una famiglia di bambole… e credevano di essere persone vere!
Ecco come perdere per bene il sonno. Cominciai a preoccuparmi sul serio, stavolta.
Mi chiesi: e se anche noi fossimo come quelle bambole? Se questa realtà altro non fosse che una gigantesca illusione, reale solo ai nostri occhi? Se fossimo solo figurine di un album?

La Casa delle bambole

Immaginai un gigantesco Matrix ante litteram, e corsi in camera a ispezionare vestiti e giochi, e non vidi nessuno strano simbolo. Niente lastroni alle finestre.
Ma i dubbi non si spensero insieme alla tv. Mi accompagnarono per anni.
Entrambe le storie mi avevano messo addosso una paura che fatico a descrivere, ma che ricordo alla lettera. Confusa e atterrita, con una punta di fascino. Che cosa avevo visto, esattamente?
Decisi di indagare, l’anno scorso. E finalmente ne venni a capo...
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Amour Fou

Aubrey Beardsley

Sono in quell'ora dove
tremenda è la voglia di te

Vieni

travestito da te stesso
o con stivali e mantello di un altro
sotto qualunque maschera ti riconoscerò,
perché ti riconosco sempre,
anche con gli occhi chiusi
anche quando dormo

e allora visitami, trovami,
anche se solo in sogno.


E' tardi forse
ma tu vieni, ti prego,
a qualsiasi ora,
o condizione,
con qualsiasi scusa, o nessuna

Vieni per sbaglio,
vieni perché non vuoi venire
(vieni per dirmelo)
vieni con le mani
lorde del sangue di un altro
e io te le laverò,
senza paura e senza una domanda.

Vieni,

e poi, vattene.

ECH
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Gli Haiku di fine inverno

Frammenti di sole. Neve sulle canne di bambù. Nelle fredde mattine, il ghiaccio ricopre la terra addormentata. Gli alberi, svestite le foglie dorate, vestono le prime gemme, e nuovi colori si delineano nella trama del crepuscolo. Cosa si nasconde tra quelle ombre intrappolate nel grigio di un lungo addio? Il gatto lo sa.
Sono gli Haiku di fine inverno, Se vuoi leggerli, clicca qui.

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Le meraviglie di Palazzo Farnese in mostra a Roma

Dal 17 dicembre 2010 al 27 aprile 2011


Roma. Palazzo Farnese campeggia sulla piazza omonima, incorniciato da due fontane gemelle.
Uno dei più sontuosi palazzi rinascimentali della capitale. E anche uno dei meno conosciuti.
Costruito su commissione del Cardinal Farnese (1468-1549) e curato, tra gli altri, da Michelangelo Buonarroti, dietro la facciata un po’ austera e piuttosto imponente (ha l’aria di un grosso cubo!) nasconde insospettabili tesori: gallerie, sale sontuosamente affrescate e nobilissime architetture.
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Creatività italiana e ispirazione Giapponese: adorabili Kawaii Kakkoi!



Un filo d’olio di sesamo nel sugo della pasta. Un giro di salsa di soia sull’insalata. Gran frittura mista in stile tempura. Sashimi di tonno di Pizzo Calabro. La fusion Italia-Giappone, in cucina, funziona a meraviglia. Con risultati cui siamo oramai piacevolmente abituati.

Più inconsueto è l’incontro tra estetica contemporanea giapponese e gusto italiano. Eh sì, perché il Giappone odierno propone mille allegri gadget di plastica in opposizione alla introspettiva poetica di un tempo, con tutti quelle eteree dame, quei seriosi paesaggi, ponticelli su laghetti di carpe bene auguranti…




Le Geishe e le damine Kabuki si sono trasformate in robot-pasticcini e orsetti grassottelli; la vena drammatica ha lasciato il posto al carino, al simpatico, al kawaii. E’ proprio questo nuovo immaginario che Antonio, aka Kawaii Kakkoi, ha saputo cogliere e sviluppare alla perfezione nelle sue creazioni. Gioielli deliziosi, piccoli e coloratissimi, ispirati al Giappone di oggi ma maturati al sole di Catania. Curati nei minimi particolari. Bambole e Geishe sorridenti, toast e panini da indossare come collane e orecchini: l’effetto buonumore è assicurato!




Come nasce questo squisito, inedito connubio Sicilia-Giappone? Lo abbiamo chiesto ad Antonio, che ci ha raccontato tutto con la sua prosa ispirata…
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