Tra Bougainvilles e case coloniali, Buyukada

/
6 Comments
Una casa di legno bianca, con una veranda che si affaccia su un giardino di fiori viola. Vicoli stretti e polverosi dove la luce disegna ombre dorate sulle imposte chiuse. Carrozze trainate da cavalli che sfrecciano, carretti che trasportano l'acqua impilata in gigantesche bottiglie di plastica blu: sonnolenta e immobile, la vita scorre su quest'isola dimenticata dal tempo.


Non ci sono macchine, solo bici, cavalli e asini. Istanbul è a un'ora di traghetto: mentre i pescherecci attraccano al porto e il muezzin canta la preghiera serale, noi passeggiamo tra le strade di questo luogo molto speciale, al largo del Mar di Marmara: l'isola di Buyukada.


A Buyukada c'è molto da vedere, e molto dietro a cui perdersi. 





In quest'isola grande (questo significa il suo nome: Isola Grande) al largo delle coste di Istanbul ci sono panorami e scenari, animali piccoli e grandi, fiori meravigliosi come le violacee Bougainvilles, tanto care a mia mamma, e case coloniali interamente bianche, più bianche del bianco. Una scalinata di marmo bianco. Arrogantemente bianco.



Terrazze di legno massello e persiane spalancate sul mare, grandi alberi a foglia larga che oscillano cullati dalla brezza. Sulla via del mare, oleandri e barche abbandonate.



Passeggiamo sul molo, pranziamo con una birra e un balik ekmek - il panino al pesce dei pescatori - e ritroviamo il tempo, quello perso e quello dimenticato. Siamo in pace con il mondo intero!



Continua la nostra passeggiata. Acchiappasogni e ninnoli appesi alle finestre, l'estravaganza delle case coloniali di quest'isola si espleta in forme eleganti ed eteree, talvolta giocose ed estivali come una barchetta di carta, altre volte più pretenziose e severe come una vecchia signora ingioiellata. 



Mentre camminiamo per le viuzze silenziose di Buyukada, poco prima del tramonto, ci imbattiamo in questo gatto rosso che fissa con un trasporto quasi utraterreno un punto imprecisato nello spazio e nel tempo, dritto davanti a lui, immobile come una statua.



Non c'era nulla da fissare, almeno apparentemente: forse stava fissando un odore, o un rumore, e non un punto fisico.

Mi hanno sempre affascinata i gatti, con quella capacità che hanno di perdersi un mondo tutto loro, ipnotizzati da particolari che a noi sfuggono, distratti come siamo dalla ricerca di un senso a tutti i costi, in un tutto che ci comprende e ci ingoia nostro malgrado.

A questo penso, mentre guardo il tramonto scivolare via sulle acque del Mar di Marmara. Che posto meraviglioso...



6 commenti:

  1. Bello!!!! Brava!!! Che fai in Turchia?

    RispondiElimina
  2. Ciao Ezpae! Eh, adesso vivo a Istanbul :)

    RispondiElimina
  3. potrebbe essere il BUEN RITIRO?

    RispondiElimina
  4. Lo e' stato per Lev Trotzky! In esilio, ha vissuto per quattro anni in quest'isola...

    RispondiElimina
  5. Magnifico! Un'isola fuori dal tempo!
    Bellissime foto.
    E sui gatti, che dire, a volte quando li vedo pensosi, fermi a fissare punti invisibili, per minuti e minuti, rimango incantato. Credo incarnino l'anima del Buddha, sono animali eccezzionali.
    Un abbraccio Elisa.

    RispondiElimina
  6. Caro Simone! Non avevo mai pensato a questa correlazione gatto-Buddha. Interessante, molto bella come interpretazione.

    RispondiElimina