Tra fari, pirati e scogliere silenziose: Beachy Head nel Sussex

/
1 Comments
Di tutti i posti che ho visto in Inghilterra il mio preferito è anche quello più vicino alla città dove vive parte della mia famiglia: Beachy Head.

Beachy Head Lighthouse
Beachy Head Lighthouse

Beachy Head è la scogliera più alta della Gran Bretagna (162 metri sul livello del mare) e si affaccia sulla Manica nel tratto di costa compreso tra Eastbourne e le altre famose scogliere del Sussex conosciute come le Seven Sisters. Il nome, che in inglese richiama l'idea di una spiaggia, è nato dalla progressiva trasformazione di quello antico e di origine francese beau chef, che sottolineava proprio la bellezza del luogo.

Le Seven Sisters viste da Beachy Head al tramonto
Le Seven Sisters viste da Beachy Head al tramonto

A prima vista, a Beachy Head c'è ben poco, e l'unico suono che si può sentire è quello del vento fortissimo che soffia sempre, anche nei rari giorni in cui nel resto della costa è relativamente calmo. Eppure, si potrebbe rimanere per delle ore lassù, a guardare da un lato il mare e dall'altro le colline, e in effetti le persone lo fanno: il primo aspetto che attrae tutti è sicuramente il paesaggio. Il mare è sempre mosso dal vento e cambia continuamente colore passando dal blu, all'azzurro fino al grigio. Verso l'interno, i Downs (le colline basse che caratterizzano la zona) si estendono per chilometri, così in qualsiasi direzione si guardi non c'è nulla che blocchi la vista e questo spazio che sembra infinito contribuisce a creare il senso di tranquillità che si respira a Beachy Head. Poi c'è la scarna vegetazione che ricopre la scogliera, si tratta di cespugli e alberi bassi che crescono già piegati dal vento fortissimo e assumono forme contorte e affascinanti.

Alberi a Beachy Head
Alberi a Beachy Head
Alberi a Beachy Head
Alberi a Beachy Head

Beachy Head è anche un posto piuttosto pericoloso, tanto che ogni banco di scogli o faraglione ha un nome evocativo: come il famoso Devil's Chimney, crollato un anno fa per l'erosione del vento e del del mare. La storia della costruzione dei due fari che si trovano a Beachy Head è legata proprio al rischioso tratto di mare sottostante la scogliera nel quale per secoli sono morti marinai, pescatori e molti dei contrabbandieri che usavano la zona per i loro traffici. Una leggenda locale racconta che nel Settecento un prete anglicano aveva deciso che la sua missione sarebbe stata quella di salvare i naufraghi, e così scavò un riparo in alto nella scogliera, per scendere attraverso un tunnel e una scala ad aiutare le persone in pericolo. Sempre secondo la leggenda, l'uomo stava sveglio tutta la notte con una lampada accesa e così facendo salvò più di 30 marinai, ma si ammalò di polmonite e morì. Nel 1691 fu presentata una petizione per costruire un faro, che però fu ignorata per più di cento anni, fino a quando la nave della marina inglese The Thames fece naufragio, e ancora una volta molte persone morirono tra gli scogli di Beachy Head. Tra i testimoni vi era il capitano John Mad Jack Fuller, membro del Parlamento che fece pressione proprio per la costruzione del faro. 

Vintage Beachy Head
Vintage Beachy Head

Nel 1828, sul promontorio ne venne eretto un primo provvisorio in legno, e l'anno seguente iniziarono i lavori per il faro di Belle Tout rimasto in uso fino al 1902. Siccome la nebbia non lo rendeva sempre visibile, nel 1900 si decise di costruirne un altro - attualmente in funzione - ai piedi della scogliera. Belle Tout è protetto dall'English Heritage come bene d'interesse storico e viene periodicamente spostato verso l'entroterra, perché Beachy Head, come tutte le scogliere di questa zona, è soggetta a numerose frane. L'ultimo spostamento risale al 1999 quando il faro è stato mosso di 17 metri verso l'interno (se siete curiosi qui c'è un articolo con i dettagli).

Il faro di Belle Tout
Il faro di Belle Tout

Oltre ai due fari c'è un altro edificio di Beachy Head che merita attenzione: si trova nel piccolo e isolato gruppo di case chiamate East Dean, e su di esso è affissa una Blue Plaque, una di quelle targhe commemorative che in Inghilterra segnano i punti di interesse storico. La targa recita: “Sherlock Holmes Consulting detective and Bee Keeper retired here. 1903 – 1917”. Infatti, come si legge in His Last Bow (in italiano L'ultimo saluto di Sherlock Holmes) Conan Doyle mandò in pensione l'investigatore più famoso d'Inghilterra proprio in una piccola fattoria dei Sussex Downs, e siccome le case nei dintorni non sono molte, gli ammiratori pensano che avesse in mente proprio questa.

 I downs di Beachy Head al tramonto e i suoi maggiori abitanti
 I downs di Beachy Head al tramonto e i suoi maggiori abitanti
 I downs di Beachy Head al tramonto e i suoi maggiori abitanti 

Un altro famoso, e questa volta reale, amante di Beachy Head, fu Friedrich Engels le cui ceneri per sua volontà furono gettate dalla scogliera. Infine, Beachy Head detiene un triste primato mondiale: è il posto con il maggiore numero di suicidi: per questa ragione, lungo la strada e alle fermate dell'autobus si possono vedere molti cartelli con il numero di telefono dei Samaritans che invitano le persone a ripensarci e a chiamare. Sembra che negli ultimi anni il numero dei suicidi stia diminuendo, ma ricordo che, la prima volta che andai a Beachy Head con mia zia, l'autista dell'autobus mi chiese se andava tutto bene, con un tono tra la serietà e lo scherzo...evidentemente non ero nella mia giornata migliore!

Il faro di Belle Tout al tramonto
Il faro di Belle Tout al tramonto

Perché Beachy Head affascina così tante persone? Non esiste una sola risposta, e probabilmente ognuno ha la sua ragione personale per apprezzare l'atmosfera un po' magica di questo luogo. Se vi trovate dalle parti di Brighton o Eastbourne (anche Londra è solo a un'ora e mezza di treno) vi consiglio di andarci, qualunque sia la stagione, il tempo o l'ora della giornata: silenzio e pace assicurati, non ne sarete delusi. Per alloggiare da queste parti, oltre naturalmente al faro di Belle Tout, c'è l'hotel, ristorante e pub The Tiger Inn.

~ Foto e testi di Valentina Rossetto ~



1 commento: