Dalla trappetta al bicarbonato: robe strane della Turchia...

Qualche sera fa mi sono divertita a stilare una lista semiseria (ma sincera) per riflettere un po' su alcune differenze di vita "e dintorni" tra Italia e Turchia. Un esempio di quei piccoli shock culturali che possiamo incontrare sul nostro cammino quando viviamo per un po' in un paese che non è la nostra madrepatria...


1. La gente che quando cammini ti sbatte contro. Oppure la gente che mentre cammini ti fa gli agguati, sbucandoti addosso da qualsiasi parte, di fianco, di sbieco... Succede ovunque ci sia un po' di gente assembrata, specie in quel casino non stop che si chiama Istiklal Caddessi: una via sempre piena, a ogni ora del giorno e della notte. Succede così: tu stai camminando tranquillamente badando ai fatti tuoi e all'improvviso - tum! - senti di aver calciato qualcosa. C'è una borsa che ti sta facendo pressing tra il tacco del piede e il deretano, e non è la tua di borsa! Qualcuno dietro di te ti sta "spingendo" senza una ragione specifica. Oppure, sempre mentre stai tranquillamente camminando, qualcuno ti fa quella che a Torino chiamiamo una trappetta: ti si para davanti all'improvviso senza motivo, facendoti praticamente inciampare. Qui in Turchia c'è un concetto differente di "spazio personale": alla gente piace il contatto fisico. La gente - come dire - si sposta nemmeno di un millimetro e ti viene addosso con piccole e grandi spallate, che a volte si risolvono in laute gomitate in zona fianchi. Ci sono giorni in cui torno a casa con i lividi. Non ci sono abituata, non mi era mai successo, nemmeno nel caos mondiale di Tokyo. Qui è proprio come essere sempre in un gigantesco concerto dove tutti pogano alla grande. Niente bon ton!



2. I nomi propri che non sai se è un maschio o una femmina, buffo problemino che, a dire il vero, avevo incontrato già in Giappone. In Italia, a questo proposito, siamo abituati bene: voglio dire, per noi non è difficile distinguere i nomi femminili da quelli maschili. Quelli femminili finiscono al 99% dei casi in -a o -e, quelli maschili in -o e qualcuno con -a, facile no? Certo. Bene: qui in Turchia non è affatto così. I nomi sono vari ed eventuali: a meno di non saperlo prima (o di trovarsi la persona davanti in carne ed ossa, eheh, questo può aiutare!) è difficile indovinare se il nome sia maschile o femminile. Un esempio? Vedete un po' se riuscite a indovinare se i nomi che scrivo qui sotto sono maschili o femminili, poi ditemi...
Aslı
Isıl
Bahriye
Zeynep
Pinar
Tuna
Gökhan
Serdar
Semrat
Duygu
Onur
Cem



3. I signori della munnezza, io li chiamo così. Uomini, signori e ragazzi di tutte le età armati di carretti che trainano a braccia come fossero Risciò, con dietro una grossa e zozza borsona di plastica. Il loro lavoro è rovistare in tutti i cassonetti di Istanbul, aprire sacchetto dopo sacchetto per raccogliere cartone, plastica, vetro e altri materiali riciclabili. Sono loro la raccolta differenziata di Istanbul! Non ci sono i cassonetti dedicati, solo questi signori volenterosi e tenaci, che raccolgono gigantesche pile di questi materiali che poi rivendono per poche lire alla rifiuteria della città. E' un fenomeno molto diffuso anche in altri paesi: in Cina, per esempio, con l'immane riciclaggio delle scorie informatiche (ne hanno parlato di recente a Report, ho visto) che viene tollerato, benché illegale, perché fornisce comunque un servizio utile alla società. Eh già. Questi signori danno da mangiare a intere famiglie con il loro duro lavoro! Ogni tanto ci sono anche dei ragazzini che lavorano come raccoglitori di munnezza, e ogni volta che li vedo mi sento un po' male. Cerco di facilitare un po' il loro lavoro mettendo le cose riciclabili tutte insieme, non mischiandole con l'altra munnezza.


4. Il bicarbonato nelle bustine...manco fosse polvere d'oro, o zafferano: bicarbonato di sodio! Quello che da noi costa poco o niente. Io ne faccio un uso molto esteso: lo uso in cucina per preparare la pastella o i bretzels, per lavare l'insalata, per pulire la doccia, per far tornare lucide le pentole... E' il mio piccolo tuttofare, la mia panacea personal-popolare, dato il prezzaccio. Mai avrei pensato di doverlo strapagare e comprarlo in bustine da 6 grammi!



5. Niente alcool rosa denaturato in vendita. Già! Una cosa che in Italia darei per scontata - tipo la carta igienica o gli stuzzicadenti, roba da supermercato insomma! - qui non lo è affatto. L'alcool non si trova in giro, nemmeno in farmacia. Forse temono che qualcuno possa farne un uso improprio, non so, berselo? Dare il via a un pericoloso incendio, mettere su una bomba? Mhmmm, a pensarci, ci potrebbe anche stare. Mannaggia, io mica voglio fare le bombe! Mi serve per la mia lavagnetta magnetica che uso per buttar giù i soggetti le idee da scrivere. Su codesta lavagnetta, se non la cancello subito, i pennarelli si seccano di brutto: l'unico modo per cancellarli è usare il benedetto Mastro alcool rosa. Come fare in sua assenza? Che ci crediate o meno sono arrivata a cancellare la lavagna con un panno intriso di Vodka al peperoncino, graditissimo regalo dello zio del mio moroso, direttamente dal Duty Free dell'aeroporto... Ha funzionato! Ultimamente mi sono evoluta: ho finalmente trovato l'alcool (viola) in vendita nelle botteghe di Kadıköy, non lontano dal mercato del pesce. Come direbbe Borat: great success!

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2 commenti:

  1. una cosa che mi ha sconvolto sono le confezioni huge size di shampoo!

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    1. Ciao Giusy! :D :D E' vero!
      Tra l'altro - sull'altro blog non mi fa commentare, non so perché! - volevo farti i miei complimenti per la tua bellissima esperienza a Istanbul!

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