Come si fa a cambiare vita?


Non esiste una risposta univoca a questa domanda. Perché cambiare vita può voler dire mille cose diverse.

E’ uno spazio bianco che ognuno può riempire come vuole, un abito dalla taglia magica che si adatta a tutti: il problema è capire come indossarlo, e qual è il taglio più giusto per noi.

Molti hanno dispensato ottimi consigli per metterci sulla strada giusta e aiutarci a non sbagliare. Il fatto di leggerli, ci ha forse evitato di commettere i loro stessi errori? No, purtroppo. Magari ne abbiamo perfino riso così come di qualche consiglio che ci diedero, un tempo, i nostri genitori. Questo perché l’esperienza può essere un’ottima complice ma anche una severa maestra di vita, difficile da trasmettere ad altri. Si può comunque provarci, a raccontare, fornendo spunti nuovi e utili. Che parola poco docile, consigli, e antipatica, sempre un gradino al di sopra di noi… Chiamiamoli piuttosto idee, stimoli, fascinazioni.

Quali sono i passi da seguire per cambiare? Dove si trova il coraggio necessario per farlo? Perché l’idea ci spaventa tanto? Perché sembra così difficile? Potremmo continuare così all’infinito, affastellando domande su dubbi, seguendo mille suggestioni in negativo, in preda all’ansia e guidati dal pessimismo. Il pessimismo è solo uno dei mille travestimenti assunti dalla paura. Accantoniamolo, non ci aiuterà. Quello che invece ci serve è un approccio un po’ diverso alla domanda di partenza. Proviamo ad analizzarla. Che cosa ci dice?

Ci dice che qualcosa non va. Qualcosa nella situazione odierna non piace, non ci soddisfa o non ci rappresenta. Quale che sia quest’elemento di disagio e insoddisfazione, proviamo per prima cosa ad ammettere semplicemente che qualcosa non quadra. Qualcosa va cambiato. Ecco la parola-chiave, racchiusa dalla domanda stessa: cambiare.

Fatto questo, saremo già a buon punto. Ora arriva il passo successivo. Quello un po’ più impegnativo in questa fase così introspettiva: ci siamo già spogliati del pessimismo, e quindi della paura, per cui non sarà così complicato. Adesso dobbiamo ammettere a noi stessi che cos’è che non va. Che cosa ci manca, e che cosa vorremmo ottenere. Senza sprecare le nostre energie in lamentazioni e lagnanze generiche: che cosa c’e’ che non va, esattamente? Per fare questo, scandaglieremo con onestà i nostri desideri e le nostre aspirazioni. Quel che stiamo facendo non deve spaventarci in alcun modo. In fondo già sappiamo tutto, in cuor nostro. Forse quello che ci fa davvero paura è doverci scontrare con ciò che della nostra vita pensiamo di non poter in alcun modo raggiungere, o cambiare. 

In questo senso possono venirci in aiuto le parole di Reinhold Niebuhr nella sua famosissima preghiera:



Dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare;

il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare;

la saggezza per distinguere le une dalle altre.

Focalizziamoci su quello che della nostra vita è in nostro potere cambiare. Con tutte le nostre forze. Non credo che esista un’altra maniera, in effetti.

Lo abbiamo sempre saputo. Erano lì da sempre. I nostri sogni, le nostre aspirazioni, i nostri obiettivi e le nostre inclinazioni. Lasciamo che si manifestino. Sappiamo per istinto quel che è giusto per noi. Magari siamo abituati a far prevalere la ragione sull’intuizione, vero e proprio flagello della società occidentale.

La ragione è un bene prezioso da avvalorare e coltivare, ma l’istinto è almeno altrettanto importante.

Proviamo ad ascoltare le nostre intuizioni: ci porteranno dritte verso il centro di noi stessi e della nostra unicità. Forse cerchiamo il mare o il caos di una metropoli, o forse la tranquillità di un lago, oppure un ambiente che ci offra più stimoli, o ancora la possibilità di renderci utili per il prossimo, o magari trovare un’isoletta tropicale… Tutto può essere! Non esiste un desiderio che non sia plausibile.

Abbiamo scalato una piccola montagna interiore: ora passiamo all’azione. Come raggiungere quell’obiettivo che abbiamo individuato? Allineiamo tutte le possibilità, una per una. Divertiamoci a cercare più di un percorso alternativo da intraprendere per raggiungere la nostra meta, indovinandone tutti i singoli passi. Non trascuriamo nulla. Non lasciamo nulla d’intentato. Quel che ci serve è una laurea mai conseguita? Iscriviamoci all’Università. Una lingua che non parliamo? Impariamola. Non ci servono ganci e aiutini: possiamo fare tutto da noi. L’unico aiuto che chiederemo sarà quello delle persone che amiamo e che ci sono vicine, che renderemo partecipi delle nostre istanze, in maniera naturale. Naturale come lo è pensare, camminare e mangiare.

Questo percorso ci porterà in una terra sconosciuta e interessante, che ancora non conosciamo appieno: è la terra dei nostri desideri e delle nostre aspirazioni. E’ questo che si cela ai confini della nostra auto-affermazione: raggiungere quella terra.

Per cambiare vita non dobbiamo fuggire ma solo andare incontro a chi siamo veramente, e accoglierlo come si fa con un ospite di riguardo, con gioia e buon cibo, e morbide lenzuola.

Fuggire non è la risposta, come ci insegna Seneca nelle Epistole a Lucilio (XXVIII.1, CIV.8.): Animum debes mutare non caelum, ovvero, è l’animo a dover cambiare, non il cielo. Devi cambiare prima l’uomo che sei.


Non è una questione di tempo. Non è mai troppo tardi per cambiare, magari scoprendo un percorso completamente diverso da quello che avevamo originariamente immaginato…non è elettrizzante?

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