LA MIA STORIA


1. Gli inizi

Da piccola sognavo rocambolesche avventure.

Lunghi orizzonti, tramonti infiniti, sconosciuti dallo sguardo intenso che dopo mille vicissitudini si rivelavano amici fidati e mi narravano storie antiche di vite straordinarie in luoghi irraggiungibili. Cascate, giungle impenetrabili piene di pericoli, guadi e serpenti, ragni enormi, colorati custodi di scrigni e segreti mai toccati dall’uomo. Poi città, metropoli piene zeppe di gente, fiumi, ponti, foreste abitate da folletti e fuochi fatui, castelli infestati da fantasmi. 

Nel mio mondo dai mille scenari c’erano sempre tesori da ritrovare, e allora mi mettevo a scavare nell’orto dei miei nonni, oppure pericolosi animali da domare, e allora inseguivo le “feroci” galline del cortile o infilavo un dito nella gabbia dei “voraci” conigli.

Sono nata e cresciuta in un paesino tra le nebbiose colline del Piemonte, dove c’e’ il vino buono e la gente, nel bene e nel male, si conosce tutta. Poco spazio per l’immaginazione e zero grilli per la testa, molto buon senso sabaudo e iniezioni di sobrietà: non proprio il mio stile. Con il tempo ho imparato a tenere a bada la mia natura sensibile e intemperante: a scuola ero un disastro, disordinata e distratta, mi piaceva solo leggere, scrivere i temi e disegnare. Con l’aiuto di genitori prodighi di affetto e buon cibo, ho appreso a mimetizzarmi e provato a seguire i ritmi della sveglia mattutina, mia acerrima nemica di sempre.

Alla fine sono diventata una studentessa brillante all’Università, coadiuvata da svariati, fugaci soggiorni in mete vicine e lontane, dove ho imparato a parlare bene altre lingue.
La laurea e un inizio di carriera come traduttrice: ho continuato per un po’ a vestire panni borghesi fino a che, un bel giorno, il mio desiderio di avventure ha trionfato! Bando alla carriera e alle chiacchiere, ho mollato tutto e sono partita per l’Australia, tutta sola e senza mete precise, prendendo finalmente l’onda, come un surfista, spericolatamente, seguendo la corrente fin dove porta, fino alla fine dell’arcobaleno se necessario, là dove giace il paiolo pieno di monete d’oro.

Ho sempre voluto essere una cercatrice di tesori. Non denari o gioielli, ma esperienze e cose belle, mattoncini con cui costruire pensieri ed emozioni. Viaggiare ha precisamente questo significato: brillare di stimoli, ispirazioni, luci e colori nuovi.


2. Comincia l'Avventura: Australia!
E allora l’Australia. Due anni con la valigia. Arrivare in un posto nuovo, trovare un lavoro qualunque, stabilirmici per una settimana o un mese e poi via, in un’altra città, nuove voci, nuove storie, tanti modi diversi di vivere la vita in scenari surreali, spazi aperti e senso di libertà. Respirare!

Non è sempre facile. Bisogna vegliare su se stessi, covare il passaporto come fosse un uovo (il nostro bene terreno più prezioso all’estero!) e sono bandite le sventatezze. Si vive (o meglio: si co-abita) in ostello, o in case rustiche, a volte meravigliosamente di legno e sulla spiaggia, a volte il letto è scomodo, quando non scomodissimo, niente bidet o cuscino e spesso niente riscaldamento (e non fa sempre caldo!), pochi fronzoli, cibo neanche lontanamente paragonabile quello di Mammà, i vestiti stropicciati e lavati in acqua fredda, manicure da film horror. Lo spazio! Poco o nessuno per i miei effetti personali. Per due anni mi sono trascinata un trolley blu con cui ho sviluppato un rapporto simbiotico tipo Tom Hanks con il suo Wilson (in Cast Away, avete presente?) con l’assillo di farci stare dentro tutto il mio modo, libri compresi. Come si fa?



In Australia non è difficile, come in tutto il mondo britannico, grazie agli onnipresenti Charity shops, dove si trova, letteralmente, tutto: vestiti usati o nuovi ma fuori stock dai negozi, oggetti di ogni tipo, libri, giochi, trucchi, di tutto! A prezzi stracciati e il ricavato rigorosamente in beneficienza!

Dopo qualche mese di rodaggio ho imparato a disfarmi dei vestiti fuori stagione ricomprandone sempre di nuovi, e di inutili zavorre. Con la valigia alle calcagna salire su un bus e arrivare in una nuova città, spesso dal nome impronunciabile. Presentarsi al bar del paese con il sorriso, ordinare una birra e chiedere agli avventori, o al barista: “Cerco lavoro! Sapete se c’è qualcuno qui in giro ha bisogno di una mano?” e trovare lavoro in meno di venti minuti, un posto dove dormire, il tutto senza la minima ansia. Vivere, esplorare, lasciarsi guidare dall’istinto. Così, per due anni.

3. Elisa e i suoi 47 lavori
Ho conosciuto persone fantastiche e fatto 47 lavori diversi, per citarne solo alcuni: raccoglitrice di manghi e sfrondatrice di caschi (a suon di machete) in una piantagione di banane nel Queensland, night manager in un ostello a Sydney, lucidatrice di pomi d’ottone in un pub nel deserto a Monut Isa, aiuto-architetto per gli scavi del metrò a Perth e venditrice di vestitini Vintage a Hobart.



Ho esplorato tutto un continente, ne ho conosciuto i volti e le storie, ne ho respirato gli eccessi e le contraddizioni, dal rosso del nord tropicale al verde delle foreste della Tasmania, tra canguri, pappagalli, coccodrilli, ragni, serpenti e pinguini!



Questa vita non assomiglia neanche un po’ a quella che le colline piemontesi avevano da offrirmi. In Australia ho assaporato la libertà e incontrato l’amore, raccolto i fiori più belli. In Italia mi sembrava tutto difficile, mentre in Australia, tutto possibile!

4. Ho cominciato a scrivere
E allora ho cominciato con naturalezza a fare quello che ho sempre desiderato: scrivere! Se non avessi abbandonato l’Italia, questo non sarebbe mai accaduto. E ora che ho accumulato storie, esperienze e tesori inestimabili mi fermo ad ascoltare l’acqua che scorre, mi prendo il tempo e il piacere di raccontare, finalmente libera di sentire, ed esprimere. Voglio continuare a viaggiare e scrivere, insegnando italiano e inglese all’estero. Si può fare. Detto fatto, eccomi ripartita verso nuove avventure!

5. In Giappone a insegnare inglese
Eccomi allora a mangiar zuppa di teste di salmone tra i campi di riso, non lontano da Tokyo, mentre insegno inglese: credo di essere la prima madrelingua italiana in assoluto a insegnare inglese in Giappone!



Rientrata in Italia dopo due anni di Australia più un mese di Tailandia, sono ripartita per il Giappone con Richie (quello che ho conosciuto in Australia, proprio lui!) seguendo un impulso quasi improvviso, volevo esplorare un altro luogo lontano anni luce dal mio modo di vivere e di pensare, un luogo di cui molti parlano e subiscono il fascino e di cui pochi conoscono davvero le infinite contraddizioni e anomalie.



Sono arrivata sul posto senza un lavoro, ma l’ho trovato quasi subito. Senza conoscere nessuno, senza neppure parlare giapponese, e con il solo visto turistico. So per esperienza che questo tipo di lavoro non si trova stando comodamente seduti nella poltrona di casa in Italia, contrariamente a quanti molti pensano. Non basta inviare un curriculum brillante. Un posto d’insegnante d’inglese in Giappone è difficile da ottenere: ma nella vita, come sappiamo (e questa è sapienza italica), spesso conta provarci, e trovarsi al posto giusto al momento giusto! E allora, eccomi professoressa di inglese in due scuole medie statali, nella ridente (e dimenticata dal mondo) cittadina di Fujioka. Sono quella piccolina, nella foto!



6. La terra trema
L'undici Marzo 2011 uno dei peggiori terremoti che la storia dell'uomo abbia mai documentato ha scosso il Giappone fin dalle fondamenta. Lo Tsunami si è abbattuto sulla costa est portandosi via tutto quello che trovava sul suo passaggio, inghiottendolo in una marea di fango e morte che non ha lasciato molto alle sue spalle, a parte lo stupore del mondo e la paura di un disastro nucleare. L'ansia di quelle ore ci ha tenuto svegli per notti intere: vivevamo a poco più di cento chilometri da Fukushima.

I terremoti sono frequentissimi in Giappone e proprio nessuno sogna di scomporsi per una scossa che in Italia raderebbe al suolo intere città, come ha fatto in Abruzzo. L'entità della scossa di cui parliamo è stata incommensurabilmente più forte. Sembrava di stare su una nave. Mi trovavo a scuola in sala professori al momento del terremoto, così forte che mi ha quasi fatta cadere dalla sedia. Tra il panico totale e assoluto di chi, sebbene abituato a ridere dei terremoti come di un temporale, si stava rendendo conto che qualcosa di effettivamente "più grande"stava succedendo, mentre tutto sbatteva, cadeva, crollava in frantumi.


Da sola e impaurita, stesa nel prato di fronte alla scuola media di Fujioka, costruzione grigia e antisismica degli anni novanta persa tra le risaie e le foglie rosse degli aceri, immersa in una realtà all'improvviso capovolta e ribaltata con un Coup de théâtre quanto mai macabro e inaspettato mi trovo distesa su un suolo che trema senza sosta, stordita, piena di domande senza risposta. Mi sento davvero sola sul tetto del mondo.


E lì capisco. Che tra vita e avventura non c'è differenza: la vita è avventura, e l'avventura è vita.


In una corrispondenza cui non avevo mai pensato, mi sento molto fortunata per essere ancora viva in mezzo a quel disastro di proporzioni ciclopiche.


Il mio ottimismo è incrollabile, antisismico anche lui.


Con il boato ancora nelle orecchie e il pianto dei ragazzi impauriti, ma vivi, reagisco. In testa avevo la musica di Guerre Stellari, il minaccioso tema di Darth Vater, cupa e ripetitiva colonna sonora di quello scenario incredibile. Ho letto di persone in momenti difficili e pericolosi, cadute in una specie di delirio mentale dettato dalla paura, accompagnato dalla musica. Il mio era un delirio lucido.


Non pensavo a nulla mentre la terra continuava a tremare e mi rialzavo, mi congedavo con un inchino per guidare verso casa tra le scosse di assestamento, tra i semafori spenti e le case mezze crollate, e quella che più che un'auto sembrava una barchetta in mezzo a un mare in tempesta, ma con le voragini sull'asfalto.


A casa ci aspettavano ore cruciali e terribili, senza luce, senza internet, senza riscaldamento nel gelo della notte di Marzo, al buio tra le scosse di assestamento e le sirene della polizia, sotto il piumone a farci forza...e all'alba del giorno dopo, il mio compleanno, arrivavano come una pioggia di vetri aguzzi le prime notizie della minaccia nucleare di Fukushima...


Abbiamo lasciato il Giappone appena ci è stato possibile, in un viaggio epico: tra il caos generale, con i cocci alle nostre spalle, la nube tossica sulle nostre teste e tanta voglia di tornare a casa, abbiamo raggiunto Tokyo. Dalle nostre campagne ci abbiamo impiegato tre giorni: tutto era in panne, il treno funzionava  a singhiozzo, i bus e i taxi non avevano abbastanza benzina per andare avanti, nessuna informazione sicura. Ma alla fine ce l'abbiamo fatta. Quando siamo arrivati a Kita-Senju e poi ad Asakusa, ci sembrava un miraggio. Poi, dopo 24 ore di attesa all'aeroporto, un cambio a Honk Kong e uno a Londra, siamo rientrati in Italia io, in Inghilterra Richie. Abbiamo scelto subito una nuova meta: Istanbul. Agli antipodi rispetto al Giappone. Un luogo tutto da vivere e da narrare. E da qui ora vi scrivo.



7. Istanbul, un libro tutto da scrivere

Eccomi sulla mia terrazza preferita a Cihangir, Ikincikat!

Mi rifugio qui per pensare, scrivere, riorganizzare le idee, specie nelle calde serate estive. La gente beve birra e gioca a tavla - il backgammon - e si gode la brezza che a Istanbul si solleva all'improvviso. La stessa che d'inverno ci ha portato la neve. Qui sto fumando un narghilé al cappuccino, il mio preferito, e bevendo un bel chay fumante. Buono come solo a Istanbul lo sanno fare.




Oramai sono traduttrice freelance e copywriter a tempo pieno: la strada è stata lunghissima e accidentata, e non sono nemmeno mancati i momentacci di panico...ma è normale che sia così! L'importante è non perdere mai di vista la meta, e impegnarsi tantissimo: faticare non mi ha mai fatto paura, e dopo aver cambiato tanti e tanti lavori, beh, è davvero una grande soddisfazione riuscire a fare quel che veramente amo. 

Viaggiare mi ha regalato avventura, sapere e coraggio, e il piacere di tornare a casa: aver lasciato l’Italia mi ha permesso di scriverne, e di trovare la mia strada. Ora è tempo di ripartire, perché l'Oriente mi chiama a gran voce.


8. Good morning, Vietnam!
Il 4 Novembre 2007 lasciai l'Italia per l'Australia: una data a cui sono grata, e che non dimenticherò mai. Ed eccomi qui, 4 Novembre 2012, esattamente 5 anni dopo, in partenza per un'altra grande avventura.

Sono arrivata a Ho Chi Minh City, Vietnam, che per me è la città più caotica del mondo. Davvero, è inimmaginabile! Vivo vicino a un grande parco, dove la mattina si fa Tai Chi e la sera si balla e si gioca a Badminton. Ho già iniziato a perdermi per le stradine malfamate della vecchia Saigon...eh sì, il Vietnam mi piace molto. So che ne vedrò delle belle. Ho anche deciso di prendermi più tempo per coltivare i miei vari progetti: fotograferò e scriverò, intenzionata a non dire mai più "vorrei fare questo e quest'altro": lo farò e basta! 



É nata così la mia prima app per iPad, tutta dedicata al Vietnam e i suoi colori, realizzata con Open Seven Days: splendida esperienza grazie alla quale ho conosciuto e intervistato strepitosi fotografi vietnamiti, con il loro universo artistico per me tutto nuovo...una dimensione umana stupenda e delicata, che mai avrei immaginato di trovare proprio qui. Per qualche motivo, questo paese me l'immaginavo completamente diverso, più grigio e serioso: quanto mi sbagliavo!



Il Vietnam mi ha regalato momenti magici. Da Ho Chi Minh City fino a Halong Bay, passando per le splendide Mui Ne, Dan Nang, Hoi Han e Nah Trang. Ho scoperto spiagge, risaie verdeggianti, sorrisi sornioni e deserti incandescenti, sorgenti delle fate e templi dimenticati, scoiattoli e gechi da compagnia, ladri d'infradito e galli dalle piume iridescenti. Una meraviglia, insomma. Ah, e ho cominciato un nuovo percorso lavortativo, nei meandri del Social Media Marketing: mi piace un casino!

La cosa che mi mancherà di più in assoluto del Vietnam? La sua incredibile energia, mista a una calma serafica. E anche quello che intravedete in questa foto: andare il giro in pigiama. Perché sì, i vietnamiti di tutte le età vanno in giro in pigiama, nel caldo umido delle loro temperature soffocanti, senza farsi troppi problemi. 

9. Parigi
Dopo l'incedibile esperienza del Vietnam, eccomi a Parigi
Perché Parigi? Perché l'Europa, dopo tutti questi anni trascorsi in Oriente, un pochino mi mancava. Ma soprattutto per un altro motivo: fin da piccola ho coltivato questo sogno un po' segreto, ovvero riuscire a vivere un pezzo della mia vita a Parigi. 

Come un primo amore, di quelli che accadono solo in giovanissima età, ho accarezzato per anni questa idea, quella di vivere in quella che per me è una delle città più belle, letterarie e sorprendenti al mondo; scoprire i suoi segreti, vederla cambiare con le stagioni e sentirmi davvero a casa. 

Il Canal Saint Martin, per esempio, è una delle passeggiate più belle che ci siano: scrivere e trovare l'ispirazione qui è davvero semplice, per chiunque. Qui è una meraviglia, ma non è stato esattamente facile: Parigi non è solo splendida, è anche una città poco affabile e molto impegnativa, con i suoi affitti astronomici e ritmi serratissimi. Ma ne vale ampiamente la pena.


Perché i sogni bisogna sempre cercare di realizzarli, non importa quante energie si debbano impiegare per farlo.


10. Un altro, grande viaggio: SI TORNA IN AUTRALIA!
Eccoci! Di nuovo in viaggio. Dopo quasi un anno di vita a Parigi, e quasi cinque lontana dalla mia amatissima Australia, ho deciso che era tempo di tornare da queste parti. Per un certo verso si tratta di un ritorno alle origini, di un bisogno di casa: era tempo di tornare per un po' nella meravigliosa (e per me magica) Fremantle, e di passare a salutare tutti gli amici e trascorrere con loro il Natale qui in Australia, facendo loro una grande sorpresa. Tornare nello stesso posto in cui io e Richie ci siamo conosciuti e innamorati sei anni fa, è stata un'emozione davvero indescrivibile. Parte del mio cuore appartiene per sempre all'Australia e, che ci crediate o meno, io qui sono a casa...ed è bello sentirsi a casa dall'altra parte del mondo! Per ognuno c'è un posto speciale, dove ci si sente naturalmente in pace con se stessi. Nutro un profondo legame di gratitudine e di meraviglia verso questi luoghi: vale a dire nel selvaggio West australiano, nel punto esatto in cui il sole tramonta tutte le sere tra colori di una bellezza che ti lascia senza fiato. 


Parlo al presente perché sono qui proprio ora, in questo esatto momento, seduta nel portico di una beach house in quel di Mandurah - Western Australia, a un'oretta di macchina da Perth e da Fremantle. Staremo qui per un po' facendo house sitting (ve ne parlerò presto molto più approfonditamente), un'esperienza nuova che mi sta già insegnando molto, e un modo diverso di viaggiare. Viviamo a un passo dall'immensa distesa dell'oceano e dal bush australiano. La sera, prima del tramonto, camminiamo fino al parco che si trova proprio dietro casa: è l'ora in cui i canguri escono per mangiare, e ti saltellano letteralmente davanti. I canguri non li avevo mai visti così, liberi nella natura e per nulla timidi. Oggi ho visto una signora canguro con un cucciolo nel marsupio; ieri un gruppo di giovani maschietti, tra cui due canguroni muscolosissimi che pugilavano - dandosi pugni e calci alla Aldo Giovanni e Giacomo - appoggiati sull'enorme coda. Ho visto un giovane canguro mangiare con voracità da una pianta di eucalipto, proprio davanti me. Avrei potuto accarezzarlo! Con un po' di pazienza, è anche possibile farseli amici...


Prima di arrivare qui abbiamo fatta tappa per un mese in Thailandia, giusto in tempo per assistere alla celebrazione del Loy Krathong a Chiang Mai. Mentre ero in Thailandia è partita la prima, bellissima collaborazione con Skyscanner Italia, che mi ha portata a invadere la loro pagina Instagram con i miei scatti dalla Thailandia. I prossimi mesi ci vedranno al centro di tante nuove esperienze qui in Oceania, di altri progetti ed eccellenti collaborazioni. Sono felice di poterlo dire, il duro lavoro dei mesi scorsi ha portato i suoi frutti; e non mi stancherò mai di ripeterlo, vale davvero la pena di crederci e di impegnarsi a fondo per raggiungere i propri risultati. Intravedo una strana ma potente coerenza interna rispetto al percorso (decisamente in salita) intrapreso tanti anni fa. Avrò modo di portarvi con me in posti speciali: prossima destinazione, la mitica Tasmania, dove mi aspettano due settimane di viaggio on the road, e due settimane di volontariato in un animal rescue center. Ci prenderemo cura dei cuccioli nativi australiani! Milioni di coccole :) Sì, insomma, eccomi al lavoro! :) 

Taaanti grattini sul collo al cangurotto! - foto di Elisa Chisana Hoshi
Taaanti grattini sul collo al cangurotto!
11. KIA ORANA! Due mesi in Polinesia Neozelandese, alle Isole Cook
Un progetto nuovo a cui lavoro da mesi e un grande sogno di viaggio che si realizza: assaporare la vita delle Isole Polinesiane, in un paradiso unico al mondo...signore e signori, vi porto per due mesi alle Isole Cook! Sono arrivata qui volando da Sydney, e ho trovato un vero paradiso. Davvero tanto bello? Sì. Guardate con i vostri occhi!

Il primo post su Rarotonga...è qui!

Life is sweet in the Cook Islands :-) - foto di Elisa Chisana Hoshi
Life is sweet in the Cook Islands :-) - foto di Elisa Chisana Hoshi