domenica 26 febbraio 2012

Dalla trappetta al bicarbonato: robe strane della Turchia...

domenica, febbraio 26, 2012 2
Qualche sera fa mi sono divertita a stilare una lista semiseria (ma sincera) per riflettere un po' su alcune differenze di vita "e dintorni" tra Italia e Turchia. Un esempio di quei piccoli shock culturali che possiamo incontrare sul nostro cammino quando viviamo per un po' in un paese che non è la nostra madrepatria...


1. La gente che quando cammini ti sbatte contro. Oppure la gente che mentre cammini ti fa gli agguati, sbucandoti addosso da qualsiasi parte, di fianco, di sbieco... Succede ovunque ci sia un po' di gente assembrata, specie in quel casino non stop che si chiama Istiklal Caddessi: una via sempre piena, a ogni ora del giorno e della notte. Succede così: tu stai camminando tranquillamente badando ai fatti tuoi e all'improvviso - tum! - senti di aver calciato qualcosa. C'è una borsa che ti sta facendo pressing tra il tacco del piede e il deretano, e non è la tua di borsa! Qualcuno dietro di te ti sta "spingendo" senza una ragione specifica. Oppure, sempre mentre stai tranquillamente camminando, qualcuno ti fa quella che a Torino chiamiamo una trappetta: ti si para davanti all'improvviso senza motivo, facendoti praticamente inciampare. Qui in Turchia c'è un concetto differente di "spazio personale": alla gente piace il contatto fisico. La gente - come dire - si sposta nemmeno di un millimetro e ti viene addosso con piccole e grandi spallate, che a volte si risolvono in laute gomitate in zona fianchi. Ci sono giorni in cui torno a casa con i lividi. Non ci sono abituata, non mi era mai successo, nemmeno nel caos mondiale di Tokyo. Qui è proprio come essere sempre in un gigantesco concerto dove tutti pogano alla grande. Niente bon ton!



2. I nomi propri che non sai se è un maschio o una femmina, buffo problemino che, a dire il vero, avevo incontrato già in Giappone. In Italia, a questo proposito, siamo abituati bene: voglio dire, per noi non è difficile distinguere i nomi femminili da quelli maschili. Quelli femminili finiscono al 99% dei casi in -a o -e, quelli maschili in -o e qualcuno con -a, facile no? Certo. Bene: qui in Turchia non è affatto così. I nomi sono vari ed eventuali: a meno di non saperlo prima (o di trovarsi la persona davanti in carne ed ossa, eheh, questo può aiutare!) è difficile indovinare se il nome sia maschile o femminile. Un esempio? Vedete un po' se riuscite a indovinare se i nomi che scrivo qui sotto sono maschili o femminili, poi ditemi...
Aslı
Isıl
Bahriye
Zeynep
Pinar
Tuna
Gökhan
Serdar
Semrat
Duygu
Onur
Cem



3. I signori della munnezza, io li chiamo così. Uomini, signori e ragazzi di tutte le età armati di carretti che trainano a braccia come fossero Risciò, con dietro una grossa e zozza borsona di plastica. Il loro lavoro è rovistare in tutti i cassonetti di Istanbul, aprire sacchetto dopo sacchetto per raccogliere cartone, plastica, vetro e altri materiali riciclabili. Sono loro la raccolta differenziata di Istanbul! Non ci sono i cassonetti dedicati, solo questi signori volenterosi e tenaci, che raccolgono gigantesche pile di questi materiali che poi rivendono per poche lire alla rifiuteria della città. E' un fenomeno molto diffuso anche in altri paesi: in Cina, per esempio, con l'immane riciclaggio delle scorie informatiche (ne hanno parlato di recente a Report, ho visto) che viene tollerato, benché illegale, perché fornisce comunque un servizio utile alla società. Eh già. Questi signori danno da mangiare a intere famiglie con il loro duro lavoro! Ogni tanto ci sono anche dei ragazzini che lavorano come raccoglitori di munnezza, e ogni volta che li vedo mi sento un po' male. Cerco di facilitare un po' il loro lavoro mettendo le cose riciclabili tutte insieme, non mischiandole con l'altra munnezza.


4. Il bicarbonato nelle bustine...manco fosse polvere d'oro, o zafferano: bicarbonato di sodio! Quello che da noi costa poco o niente. Io ne faccio un uso molto esteso: lo uso in cucina per preparare la pastella o i bretzels, per lavare l'insalata, per pulire la doccia, per far tornare lucide le pentole... E' il mio piccolo tuttofare, la mia panacea personal-popolare, dato il prezzaccio. Mai avrei pensato di doverlo strapagare e comprarlo in bustine da 6 grammi!



5. Niente alcool rosa denaturato in vendita. Già! Una cosa che in Italia darei per scontata - tipo la carta igienica o gli stuzzicadenti, roba da supermercato insomma! - qui non lo è affatto. L'alcool non si trova in giro, nemmeno in farmacia. Forse temono che qualcuno possa farne un uso improprio, non so, berselo? Dare il via a un pericoloso incendio, mettere su una bomba? Mhmmm, a pensarci, ci potrebbe anche stare. Mannaggia, io mica voglio fare le bombe! Mi serve per la mia lavagnetta magnetica che uso per buttar giù i soggetti le idee da scrivere. Su codesta lavagnetta, se non la cancello subito, i pennarelli si seccano di brutto: l'unico modo per cancellarli è usare il benedetto Mastro alcool rosa. Come fare in sua assenza? Che ci crediate o meno sono arrivata a cancellare la lavagna con un panno intriso di Vodka al peperoncino, graditissimo regalo dello zio del mio moroso, direttamente dal Duty Free dell'aeroporto... Ha funzionato! Ultimamente mi sono evoluta: ho finalmente trovato l'alcool (viola) in vendita nelle botteghe di Kadıköy, non lontano dal mercato del pesce. Come direbbe Borat: great success!

venerdì 24 febbraio 2012

Lo splendore inarrivabile del Palazzo Dolmabahçe

venerdì, febbraio 24, 2012 0
Sulla riva europea del Bosforo, a ovest, in una baia con vista sul mare, c’è l’imponente, elegante, bianco-splendente e inarrivabile Palazzo Dolmabahçe, il primo in stile europeo ad essere costruito a Istanbul.

Palazzo Dolmabahçe 

Incastonato in una stupenda insenatura tra Kabatas e Besiktas, capolavoro assoluto di barocco – sontuoso e ricco fino all’inverosimile – il Dolmabahçe fu voluto dal sultano Abdulmecit per “fare la voce grossa” e ribadire la supremazia di un Impero Ottomano oramai in declino, nel 1856.


Tonnellate di oro zecchino adornano i suoi soffitti, insieme a pesanti lampadari di Baccarat, cristalli di Boemia e una collezione infinita di tappeti di manifattura persiana e turca, tra cui i pregiatissimi Hereke.


Da qui si gode di un panorama unico sulla sponda asiatica del Bosforo: le finestre (se ne contano 2700) si affacciano su giardini adornati da alberi e fontane, il tutto cintato da imponenti, bianchi cancelli in ferro battuto.


Si parla spesso di Versailles, dei suoi sfarzi e delle sue meraviglie: ebbene, questo palazzo non ha nulla da invidiare alla residenza nobiliare francese! I suoi elaborati stucchi furono eseguiti appositamente da mastri artigiani di Venezia, insieme ai cristalli della scala principale del Palazzo, la Crystal Staircase, davvero degna di un Sultano.


Il Palazzo – spalmato su tre piani, 45.000mq e quasi 300 stanze – si divide in due parti, entrambe visitabili. La prima parte era dedicata alle visite di ospiti illustri, le relazioni diplomatiche e i ricevimenti; la seconda era costituita dall’Harem, dove risiedevano il sultano con la consorte, più la regina madre e le reali concubine, servitù annessa. Ogni ospite disponeva di un bagno turco personalizzato, in stile imperiale.


Simbolo dello sfarzo e delle contraddizioni dell’Impero Ottomano, il palazzo ospitò anche Mustafa Kemal Ataturk, l’amatissimo fondatore della repubblica turca. Affetto da sclerosi multipla, scelse il Dolmabache come sua ultima residenza, tra le stanze dell’Harem: la sua camera da letto sfoggia un ormai celeberrimo copriletto ricamato con i colori della bandiera turca.


Una visita in questo palazzo amplierà i vostri orizzonti in materia di lussi, ceselli e cristalli: vi offrirà il silenzio e la calma dei suoi giardini, e una vista assolutamente impagabile sul Bosforo.


Le visite sono solo e rigorosamente guidate, ed è vietato fare foto all’interno del Palazzo. Beh, sarò sincera: io ci ho provato e sono stata subito “denunciata” - ovvero segnalata alla security – da una fanciulla alquanto zelante e ficcanaso del mio gruppo. Poi qualcuno ha scattato foto di nascosto, certo. Più accorti di me, si vede! Io volevo solo una foto da una delle bellissime finestre, per mostrare a voi il panorama meraviglioso sul Bosforo, e regalare un po’ della magica atmosfera del palazzo.


Le code per entrare sono assicurate, specie all’ora di pranzo. Mentre sarete in fila per visitare l’Harem (visite ogni 45 minuti) date un’occhiata a destra, proprio dietro alla caffetteria. C’è un piccolo e gratuito museo dell’orologio, seminascosto, con esemplari europei e non, compreso l’orologio astronomico-zodiacale-lunare di un matematico turco. Da non perdere la piccola moschea annessa al palazzo, proprio prima della torre: luminosissima, in perfetto stile veneziano, ospita un lampadario principesco.


Un ultimo consiglio: alle fine della vostra visita, invece che nella caffetteria del Palazzo, optate per un chay alla vicina Sosyal Tesisleri, tra gatti, galli e camerieri in livrea: non ve ne pentirete!

mercoledì 22 febbraio 2012

Rashad Alakbarov: dipingere con la luce

mercoledì, febbraio 22, 2012 0
Rashad Alakbarov
Rashad Alakbarov

L’artista Rashad Alakbarov crea incredibile disegni e silhouettes utilizzando semplici oggetti riciclati: illuminati ad arte, essi danno origine a scenari inediti e paesaggi meravigliosi. Rashad viene dall’Azerbaijan, nazione incastonata tra Russia e Turchia, affacciata sul Mar Caspio. Questa è la sua arte, ispirata e visionaria: una mirabolante evoluzione delle ombre cinesi, commiste con i mobiles di Alexander Calder. Magia luminosa, che gioca con la luce con maestria straordinaria! Mi piacerebbe davvero sapere come fa. Splendore.

Rashad Alakbarov
Rashad Alakbarov
Rashad Alakbarov
Rashad Alakbarov
Rashad Alakbarov
Rashad Alakbarov

martedì 21 febbraio 2012

Senza rimpianti

martedì, febbraio 21, 2012 0
Anka Zhuravleva, Distorted gravity

Rimpiangere le proprie esperienze significa arrestare il proprio sviluppo. Rimpiangere le proprie esperienze significa porre una menzogna sulle labbra della propria vita. È quasi come negare l'esistenza dell'anima. Respingere le proprie esperienze equivale ad arrestare il proprio sviluppo; rifiutare le proprie esperienze significa porre una bugia sulle labbra della propria vita. Non è meno che rinnegare l'Anima.

~ Oscar Wilde, De Profundis ~

sabato 18 febbraio 2012

Un kofte in compagnia, Istanbul

sabato, febbraio 18, 2012 3
Un chay da sorseggiare in una terrazza-bar con vista dal mare, tra lo stadio del Besiktas e il Dolmabahçe Palace: la Sosyal Tesisleri riassume l’anima più eclettica e multiforme di Istanbul, a due passi dal centro città. 

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

Qui si mangia bene spendendo pochissimo: all’ombra di alberi altissimi, su un prato all’inglese, il kofte  è davvero da manuale. Il tutto in una cornice imprevedibile: tavolini e sedie bianchi in perfetto stile coloniale, camerieri in livrea che sparecchiano (ma non apparecchiano, qui vige la politica del self-service!) e strani ospiti a passeggio.

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

E’ difficile immaginare l’atmosfera di questo caffè immerso nel verde: sembra davvero uscito da un romanzo di fine ottocento, o da una favola di Esopo, di quelle con il lieto fine, con un’allegra brigata di gatti e galletti ruspanti a loro agio tra i tavoli del bar.

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

Il clamore di Taksim, turistico fino al midollo, non è lontano, anche se lo sembra: qui siamo in un altro mondo. Nel caos di Istanbul, che non si ferma mai, questa è un’oasi rilassante e bucolica, romantica quanto basta per ispirarvi e farvi venire appetito!

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana HoshiSosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

Il menù offre l’hamburgher-kofte con salsine assortite, potato wages e bibita a meno di 10TL: buonissimo e abbondante. Anche il gelato è da provare, aromatizzato al miele!

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana HoshiSosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

La Sosyal Tesisleri è gestita direttamente dalla municipalità di Istanbul, che adotta una politica di “prezzi bassi con stile”: il famoso Ottoman Style rivisitato in chiave popolare.

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

Fermatevi qui dopo una visita al Dolmabahçe Palace (meraviglioso!) per un chay: qui costa meno ed è più buono di quello che servono nella caffetteria del Palazzo. E’ anche infinitamente più suggestivo!

Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi
Sosyal Tesisleri Istanbul - Foto di Elisa Chisana Hoshi

Gümüşsuyu Cd 1-3, Ömer Avni Mh., Istanbul

giovedì 16 febbraio 2012

L'alba del sognatore

giovedì, febbraio 16, 2012 0
Un sognatore è uno che può trovare la sua strada solo al chiaro di luna, e la sua punizione è che scorge l’alba prima del resto del mondoOscar WildeIl critico come artista, 1889 ~

~ I sogni di Francesco Musante ~

domenica 12 febbraio 2012

Hermenegildo lo stiloso

domenica, febbraio 12, 2012 5
Hermenegildo Anglada Camarasa 

L'eleganza del pittore Hermenegildo Anglada Camarasa (1872-1959) mi lascia senza parole.

Hermenegildo Anglada Camarasa 

Un artista ispirato, inspiegabilmente caduto nell'oblio. Strane le fortune dell'arte: splendido e delicatissimo pittore catalano, Hermenegildo nasce e studia a Barcellona, poi nel 1894 si trasferisce a Parigi dove frequenta Degas e Toulouse-Lautrec, raffinando la sua poetica di nocturnes e interni. Diventa famosissimo, dipinge tele stupende: i musei di mezzo mondo si contendono le sue opere.

In alcuni suoi tratti ho ritrovato i colori rarefatti e sognanti di Odilon Redon, uno dei miei pittori preferiti in assoluto (ho appena avuto modo di ammirare alcune delle sue tele inedite al Van Gogh Museum di Amsterdam, che meraviglia). Ve ne parlerò presto. 

Hermenegildo Anglada Camarasa 

Un po' simbolista, un po' fauvista e un po' art deco, Hermenegildo si reca anche a Vienna, dove conosce Gustav Klim e il mitico Čiurlionis, un altro fenomenale artista del suo tempo, oggi dimenticato.


Muore a Pollença, sull'isola di Majorca. Alcune delle sue opere sono proprio lì, sull'isola; altre sono al Museo Reina Sofia di Madrid, quello dove c'è anche la Guernica di Picasso. Da non perdere, soprattutto questo:

Retrato de Sonia de Klamery, Condesa de Pradère
Hermenegildo Anglada Camarasa 

@elisachisanahoshi

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