Partiamo da Inception. Chiunque lo abbia visto, lo sa: non è un film come tutti gli altri. Nell’universo creato dal regista Chris Nolan è possibile, attraverso una pratica non proprio ortodossa, introdursi nei sogni della gente, e tramite i sogni agire sull’inconscio. I sogni si possono progettare, costruire: come in un labirinto, ci si può perdere e mai più ritrovare, poiché i sogni sono regolati da un tempo molto più lento rispetto alla realtà esperibile.


Come in un rebus a incastro, ci sono anche i “sogni nei sogni” in cui il tempo scorre ancora più lento, infinitamente lento. Ci si introduce e si procede in maniera algebrica, ogni sogno una parentesi {[()]}, e nella parentesi successiva il sogno avrà tempi sempre più lunghi… e da un sogno ci si può introdurre, per intervenire, nel precedente… Vi siete già persi? In molti hanno gettato la spugna durante la visione del film, che indubbiamente richiede tutta la nostra attenzione per star dietro a dialoghi densissimi, e alla trama a scatole cinesi. Senza aver compreso il meccanismo, o afferrato bene i dialoghi, tutti, non si va lontano: ci si addormenta al minuto 16’, tanto più che già si parla di sogni, et voilà, si resta in tema…

Densità a parte, per me, Inception è stata un’estasi mentale e visiva. Due ore e un quarto di echi e rimandi, come se qualcuno mi avesse portato a spasso tra i Campi Elisi del mio immaginario. E non solo: anche un tripudio visivo di prim’ordine. Mi sono sentita un po’ come i primi fortunati spettatori che, nel 1895, seduti nella sontuosa hall dell’Hotel Sofitel Scribe di Parigi, assistettero alla prima proiezione dell'Arriveé d’un train en gare de la Ciotat, opera dei due lionesi fratelli Lumière. Gli eleganti spettatori, atterriti dall’arrivo del treno alla stazione, quel treno che sembrava proprio attraversare lo schermo, per paura d’esser davvero travolti abbandonarono l’etichetta e i cappelli sulle sedie per fuggire dalla sala! Tutto merito della prospettiva obliqua con cui i fratelli Lumière avevano filmato la scena…avevano compreso e sfruttato le potenzialità del cinema appena nato!




Non si era mai vista, prima di Inception, Parigi ripiegarsi su se stessa, richiudersi come un libro... E nemmeno quelle altre infinite costruzioni dell’inconscio, in un tempo rallentato, meta-onirico, dove s’invecchia senza più appartenere a se stessi. Stupendo.
Di Caprio, il protagonista, è Cob, che di mestiere ruba segreti dal subconscio delle persone, attraverso i sogni. Stavolta, gli viene proposta una nuova missione: innestare un’idea nella mente di qualcuno. Nel farlo, affronta una discesa agli inferi – una vera e propria catabasi – e scopriamo quello che si cela dietro ai suoi personali incubi: il tentativo di salvare la donna che ama, Mal, aka Marion Cotillard, persa nei meandri del sogno. Per convincerla a uscire dal sogno, le innesta un’idea, direttamente nel subconscio: le conseguenze di questa intrusione, di questo "impianto", sono irreversibili. Come sempre quando si manipola l’inconscio. E questo ci porta dritti a Noam Chomsky.


Linguista e teorico della comunicazione, saggista illuminato, è uno dei grandi del nostro tempo, una delle voci “del dissenso” più autorevoli d’America. Leggere la sua prosa è come accendere la luce nella penombra: all’improvviso si vede tutto con più chiarezza. Chomsky ha recentemente stilato un decalogo per illustrare gli effetti della manipolazione, da parte da parte dei mezzi di comunicazione di massa, delle nostre coscienze. Ecco come descrive la pianificazione, le meccaniche e le tecniche di tale manipolazione, e ci spiega come, e perché, i Media fanno giornalmente, e scientemente, inception nel nostro inconscio!
Giù la maschera allora! Leggiamo il suo decaologo. Avvertenza: dopo averlo letto, nulla vi sembrerà più come prima…